Biografia

Giovan Francesco Pico nacque a Mirandola nel 1469 da Galeotto I Pico, fratello di Giovanni, il filosofo, e di Bianca Maria d’Este, figlia illegittima di Nicolò III d’Este. Poco si conosce dei suoi primi anni di vita, ma si può supporre che egli abbia ricevuto almeno parte della sua educazione alla corte di Ferrara. Nel marzo del 1491 sposò Giovanna Carafa di Napoli. Negli anni successivi Giovan Francesco riuscì ad entrare in corrispondenza con diversi personaggi di rilevanza intellettuale e politica. Ma fu certamente lo zio Giovanni, di soli sei anni più anziano, ad influenzare maggiormente Giovan Francesco. Questi nel 1496 pubblicò l’Opera Omnia di Giovanni, morto nel 1494, apponendovi come introduzione una Biografia dello zio e scrivendo altresì la “Defensio de ente et uno”, riprendendo una disputa filosofica contro Antonio Cittadini di Faenza che Giovanni aveva lasciata incompiuta.

Un’ altra figura che ebbe un ruolo di grande rilievo nella formazione e negli interessi di Giovan Francesco fu certamente Girolamo Savonarola, a cui dedicò il suo “De morte Christi et propria cogitanda libri tres”. Nel 1497 Pico scrisse due opere rivolte alle autorità ecclesiastiche in difesa di Girolamo Savonarola, che quell’anno venne scomunicato. Il Mirandolano scrisse anche una lettera intesa a sollevare l’opinione pubblica in sostegno del frate, che comunque il 23 maggio 1498 venne condannato ed arso a Firenze. Lo stretto ed intenso rapporto di Pico con Savonarola è poi testimoniato dalla “Vita” del domenicano ferrarese che Giovan Francesco scrisse e sottopose a diverse revisioni nel corso della sua intera esistenza.

Nel 1499, morto il padre Galeotto, Giovan Francesco divenne Signore di Mirandola, entrando in possesso dell’investitura imperiale. Ma presto i suoi fratelli minori, Ludovico e Federico, appoggiati dalla madre, iniziarono a rivendicare diritti, reclamando parte dell’eredità e convincendosi poi della necessità di prendere Mirandola con la forza. Così, il 6 agosto 1502 i due Pico, avvalendosi dell’apporto del potente condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio padre della moglie di Ludovico Pico, conquistarono Mirandola e catturarono Giovan Francesco, costringendolo all’esilio. E’ di questi anni il suo trattato “De Immaginatione” , pubblicato a Venezia nel 1501. Nel periodo di esilio, durante il quale cercò di rimpossessarsi della sua città avvalendosi in particolare dell’amicizia di Alberto Pio ed anche dell’appoggio dei Gonzaga, si recò per due volte in Germania per rivendicare presso l’Imperatore Massimiliano i propri diritti e nel contempo per entrare in contatto e conoscere studiosi ed umanisti tedeschi. Intanto, fra il 1506 e il 1509 scomparvero la madre di Giovan Francesco Bianca Maria e i fratelli Federico e Ludovico, per cui signora di Mirandola divenne la moglie di quest’ultimo, quale reggente in nome dell’erede al principato, il figlio Galeotto. Il 6 giugno 1510 Giovan Francesco ottenne la protezione dell’Imperatore e nello stesso anno cercò l’appoggio del pontefice Giulio II, allora impegnato a cacciare i francesi dall’Italia. Il Papa così, nel corso della sua campagna armata, decise di assediare Mirandola, alleata allora, tramite i Trivulzio, dei Francesi. La città cadde il 20 gennaio 1511 e Giulio II ristabilì Giovan Francesco come legittimo signore.

Nel corso degli anni in cui fu forzatamente lontano da Mirandola, Pico pubblicò alcune importanti opere fra cui vanno segnalate “De Rerum praenotione”, “Theoremata de fide”, “De providentia Dei”. La riconquista di Mirandola da parte di Giovan Francesco durò pochissimo tuttavia. Infatti Gian Giacomo Trivulzio, a capo dell’esercito francese, entrò in Mirandola il 4 giugno 1511 costringendo alla fuga Giovan Francesco. Questi nei due anni successivi risiedette verosimilmente tra Modena e Roma, combattendo anche tra le file dell’esercito della Lega Santa, finché nel 1514, grazie all’intercessione imperiale, venne raggiunto un accordo tra Francesca Trivulzio e Giovan Francesco. Il piccolo stato mirandolese venne suddiviso in due parti. Pico scelse Mirandola con l’obbligo di pagare una somma di ducati d’oro a Francesca, alla quale restò l’altra parte del principato che includeva Concordia. Rientrato a Mirandola Giovan Francesco ebbe la possibilità di dedicarsi nuovamente agli studi e alla sua attività intellettuale. Nel 1516 Pico pubblicò a Roma “De amore divino”. Nel 1519 il “De imitatione”, che raccoglie la corrispondenza con Pietro Bembo sull’imitazione degli autori antichi, e “Physici libri duo”.

Nel 1519 Papa Leone X concedette a Giovan Francesco il diritto di aprire una stamperia a Mirandola, da cui uscì nello stesso anno “De veris calamitatum causis nostrorum temporum”. Risale al 1520 la pubblicazione di un’opera fondamentale nella bibliografia pichiana, “Examen vanitatis doctrinae gentium” dedicata al Pontefice. In questo periodo fu intensa la corrispondenza che Giovan Francesco intrattenne con vari studiosi e letterati come Johann Reuchlin, Johann Pirckheimer, e il ferrarese Lilio Gregorio Giraldi, del quale fu intimo amico. Pico fu sempre molto attento alle sollecitazioni religiose e ai richiami spirituali. Nel 1519 conobbe la mistica piemontese Caterina da Racconigi, monaca domenicana poi divenuta beata, che Gianfranesco protesse e poi ospitò a Mirandola. Di lei nel 1532 scrisse anche la biografia, “Compendio delle cose mirabili della venerabile serva di Dio Catterina da Racconisio”. In questi anni Pico non depose comunque mai le armi, stante le continue schermaglie con i nemici confinanti e in generale le guerre che ancora interessavano il territorio italiano.

Nel 1523 uscì l’opera che poi divenne la più celebre di Giovan Francesco, “Strix sive de ludificatione daemonium”, contro la natura demoniaca della stregoneria a testimonianza di una durissima azione inquisitoria di repressione di cui fu oggetto Mirandola in quel periodo storico. Negli ultimi anni della sua vita Gianfranesco fu ancora impegnato in un’intensa attività epistolare, della quale va segnalata quella con l’umanista cardinale Jacopo Sadoleto. La fine di Giovan Francesco avvenne in maniera drammatica e violenta nella notte del 15 ottobre 1533. Scrisse un cronista del tempo: “temendo il nipote Galeotto, figlio di Francesca, di perdere il Contado di Concordia, approssimandosi l’aurora s’avviò con certi suoi soldati fidatissimi verso La Mirandola. Superato il fossato con due barche, i soldati, aiutandosi con una corda, scalarono il muro di cinta della torre del castello e penetrarono nella biblioteca di Giovan Francesco dove ritrovarono esso Signore in ginocchione dinanzi al Crocefisso raccomandandogli l’anima sua, et allora essi soldati l’uccisero con la spada a due mani”.

Le Opere

  • Ioannis Pici Mirandulae Vita, 1496;
  • De morte Christi et propria cigitanda. libri tres, 1496;
  • De studio divinae et humanae philosophiae. libri duo, 1496;
  • Opusculum de sententia ex comunicationis iniusta pro h.s. prophetae innocentia, 1497;
  • Defensio hieronymi savonarolae adversus samuelem cassinensem;
  • Epistola del conte Zoanfrancesco da la Mirandola in favore de fra hieronymo da ferrara dappoi la sua captura;
  • Defensio de ente et uno;
  • De imaginatione seu phantasia;
  • Operecta in defensione di pietro bernardo di firenze servo di Iesu Cristo, 1501;
  • Physici libri duo, prior de appetitu primae materiae, posterior de elementis, 1513;
  • De imitatione ad Petrum Bembum, eiusdem ad d.Ioannem franciscum Picum responsum;
  • Strix sive de ludificatione 1523;
  • Theoremata numero XXV de fide et ordine credendi;
  • Iustini philosophi et martyris admonitorium gentium liber a greco in latinum sermonem ab eo traslatum;
  • Heroicum carmen de mysteriis domenicae crucis iam dudum in germaniam delapsis;
  • De rerum praenotione libri IX, 1506-1507;
  • De veris calamitatum causis, 1519;
  • Examen vanitatis doctrinae gentium, 1520;
  • Epistolarum variorum generum. libri IV;
  • De reformandis moribus, oratio ad Leonem X et concilium lateranense, 1517;
  • Lettera al dottor Giacomo Essler, 1508;
  • De providentia dei contra philosophastros liber, 1508;

  • De anima rationali (commentari contro aristotele);
  • De animorum immortalitate;
  • Regulae adevrsus scrupolos;
  • Adnotationes in sacra eloquia;
  • Nostrorum gesta temporum;
  • Leges civiles et pontificias;
  • Inni erotici;
  • De adorazione, 1524;
  • Descrizione dell'sola-giardino, 1524;
  • Ioannis Francisci Pici mirandulae domini comitis depulsoria calumniae romaniensis-oratio, 1524;
  • De auro. libri tres, 1529;
  • Compendio delle cose mirabili della venerabile serva di Dio Catterina da Racconisio, 1532;
  • De amore divino;
  • Vita Hieronymi Savonarolae;
  • Istituzione logica;
  • Anatema, due libri;
  • Dell'umana perfezione;
  • Del bandire venere;
  • Risoluzione della potestà ecclesiastica;
  • Degli arcani caduti giù dal cielo in germania;
  • Annotazioni ai sacri ragionamenti del vecchio e nuovo testamento de animorum immortalitate.

Giovanni Pico

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